Scelta e cura delle cose


 

 


Marzo 2017


GIACCHINI & GIACCHINI
Quale guscio scelgo oggi?
di Giulio Caresio e Agostino Ronco

 
Il diffondersi della corsa in montagna ha avuto il merito di favorire la ricerca e la produzione di abbigliamento e di materiali molto leggeri, che possono venire utilizzati in maniera trasversale per più attività.
Nel settore delle giacche leggere o gusci leggeri, le novità sono davvero tante e talvolta non è facile orientarsi.
Per questo motivo abbiamo pensato di fornirvi, non tanto le valutazioni dei singoli capi, quanto alcuni elementi concreti per scegliere con più consapevolezza il meglio per voi.
Non esiste infatti una giacca o una tipologia di giacca migliore in assoluto, ma piuttosto quella che meglio si adatta a voi a alla situazione in cui andrete a praticare outdoor.
L’obiettivo è che possiate praticare la vostra passione sportiva in condizioni ottimali di comfort e protezione.

Tutti gli indumenti di cui parliamo in questo articolo sono stati testati direttamente da noi in più di un’occasione.

Quale giacchino scegliere?
Dipende dall’attività che pratichiamo, dalla sua intensità, dall’ambiente e dalle condizioni meteo che troveremo. Quando si è in montagna e si rischia di trovare vento o pioggia la scelta è relativamente obbligata: si deve puntare su un capo che offra una buona protezione da entrambi gli elementi.
Ormai le previsioni meteo sono piuttosto accurate e ci consentono di regolarci al meglio evitando, da un lato, di portare un peso eccessivo e, dall’altro, di non essere protetti in misura sufficiente.


 

Caratteristiche tecniche delle giacche
I 3 fattori tecnici principali per la scelta di un guscio sono:

  • impermeabilità: la capacità di non far passare l’acqua. È l’unica caratteristica per cui esiste una prova statica di laboratorio adottata universalmente e diventata lo standard di valutazione: la colonna d’acqua (si misura in mm e i valori che potete trovare possono essere così interpretati: da 1000 a 5000 mm resistente alla pioggia, da 5000 a 15000 impermeabile, da 15000 a 30000 altamente impermeabile, più di 30000 totalmente impermeabile)
  • traspirabilità: è un punto cruciale per permettere il giusto confort e dissipare umidità e calore prodotti durante l’attività. Lasciate perdere i numeri, ogni ditta usa metodi e test differenti per valutarla.
  • protezione dal vento: caratteristica molto importante per non accusare freddo

Chiaramente impermeabilità e protezione dal vento vanno facilmente a braccetto, mentre la traspirabilità in qualche modo va nella direzione opposta. Il giusto equilibrio di tre questi elementi, in rapporto a ciò che andremo a fare, è ciò che si deve ricercare.



 

Tipologie di gusci
In funzione delle tre principali caratteristiche tecniche appena viste, si possono dividere i giacchini presenti sul mercato in 6 tipologie:

A- Molto traspirante e leggermente antivento. Moderata protezione dall'acqua.
È il caso per esempio del modello Incendo Hoody di Arc’teryx, leggerissimo (soli 130grammi una M) con capuccio e con inserti a maglia aperta sotto le ascelle per massimizzarne la traspirazione.

B- Buon equilibrio fra traspirazione e protezione dal vento. Discreta idrorepellenza.

Ricade in questa categoria ad esempio il modello Squamish Hoody di Arc’teryx, sempre con cappuccio, che risulta molto leggero (155grammi la M) ed è caratterizzato dalla membrana Tyono che garantisce elasticità e buona protezione dal vento.

C-Totalmente antivento ma non traspirante. Alta impermeabilità.
Utilissimo talvolta (per esempio in bici in discesa) avere con sé un capo leggero che fornisce efficace barriera al vento e all’acqua e trattiene in linea di massima il calore del corpo. Il suo limite è legato alla completa non traspirabilità: quando la temperatura o l’intensità dello sforzo aumentano si suda e si perde comfort. Inoltre il vapore non dissipato, se le temperature o l’intensità dello sforzo calano, può essere un veicolo di freddo in un secondo momento.

D-Buona traspirazione. Alta impermeabilità.
In questa categoria si iscrive un altro modello della Crazy, la Sideward che pur leggerissima (150g) va nella direzione opposta al precedente. Favorire la traspirabilità e rinunciare alla protezione dal vento. Va bene per chi produce molto calore facendo attività e non soffre troppo il freddo e l’aria. La tenuta termica infatti è penalizzata dal calore che viene disperso insieme al vapore. Ottima la tenuta dell’acqua.

E-Traspirazione e protezione dal vento molto soddisfacente. Totale impermeabilità.
Per fornire tali caratteristiche di maggiore protezione sono necessarie membrane più consistenti come ad esempio la N20p 3L GORE con tecnologia C-Knit del modello Norvan di Arc’teryx. Si perde qualcosa in leggerezza (215g per la M) ma si guadagna non poco in protezione da acqua e vento, pur mantenendo un livello soddisfacente di traspirabilità. Ideale per esempio per correre sotto la pioggia battente.

F-Traspirazione non elevata, ma totale protezione dal vento anche intenso. Totale impermeabilità.
Quando le condizioni si fanno davvero proibitive in termini di vento e acqua, meglio rinunciare a qualcosa in traspirabilità per puntare alla protezione totale. È questo il caso della membrana N40p-X 3L GORE-TEX Pro che troviamo per esempio sul modello Alpha FL Jacket di Arc’teryx che rimane comunque leggero da portare nello zaino (325g la M) e ben si presta all’utilizzo per attività aerobiche varie in alta montagna o laddove le condizioni possano diventare estreme.

Quali attività oltre la corsa?
Nati, come accennavamo, in gran parte per venire incontro alle esigenze di chi corre in montagna, questi gusci leggeri ben si prestano a tutta una serie di altre attività outdoor: trekking, nordic walking, mountain bike, downhill, arrampicata su roccia e ghiaccio, ecc…

Pronti a scegliere?
Sicuramente più consapevoli delle possibilità di scelta. Almeno noi speriamo sia così.
C’è da dire che, nonostante tutto, l’esperienza diretta rimane fondamentale, perché una parte determinante dell’equilibrio che porta a indossare la giacca giusta è inevitabilmente individuale.
Il modo di reagire del nostro corpo, il metabolismo, la resistenza e tolleranza al freddo o al caldo, l’abitudine, l’allenamento e la condizione fisica del momento, sono tutti fattori in gioco che dipendono all’individuo.
È capitato anche a noi di indossare un capo molto traspirante (tipo A), ma non abbastanza antivento, e di dover tornare indietro per la non prevista presenza di aria fredda. Oppure scoprire sulla nostra pelle che un capo ideale per correre sotto la pioggia anche per ore perché impermeabile e traspirante, disperdeva eccessivamente il calore per l'alta capacità di traspirazione (tipo D).
Sbagliando si impara. Nel dubbio però ricordatevi che tornare indietro a cambiarsi è sempre una scelta possibile e poi che - come dice spesso un nostro caro amico - “in montagna di caldo non è mai morto nessuno” ;).

Giulio Caresio e Agostino Ronco

        

EQUIPAGGIAMENTO LEGGERO: un esempio

COME SI PORTA LO ZAINO

VESTIRSI A STRATI

Il FORNELLO per cucinare


Scegliere le scarpette

FRIEND Black Diamond Camalot, istruzioni (file .doc)
NUT E STOPPER Black Diamond, istruzioni

MOSCHETTONE E RINVIO: ISTRUZIONI

ATC-XP Black Diamond, istruzioni

Ronco Alpinismo e la sostenibilità, TRENT'ANNI >>

LA CORDA
MAMMUT SULLE CORDE:
FILE PDF 500 KB

I TEST SU MATERIALI, ABBIGLIAMENTO E ATTREZZATURA

PICCOZZA: ISTRUZIONI PER L'USO
RAMPONI: ISTRUZIONI PER L'USO

LE PELLI DI FOCA: SCELTA E USO

IL MANUALE TOKO sulla manutenzione e cura degli SCI (file.pdf)

LA TENDA: uso e manutenzione

Manutenzione dei sistemi di IDRATAZIONE

La scelta delle CALZATURE
LA MANUTENZIONE DELLE CALZATURE

LA MANUTENZIONE DEL SACCOLETTO E DEL PIUMINO

MANUTENZIONE DEI MOSCHETTONI

I TESSUTI e le loro caratteristiche
LE IMBOTTITURE

I TRATTAMENTI sui tessuti

COME LAVARE LA CORDA?
Come lavare lo ZAINO?
Come lavare il CRASH PAD?

NON STIRARE

COME LAVARE UNA GIACCA IN Gore-Tex® ?

Come trattare il DWR (durable water repellent) finish dei tessuti?

Lavaggio dei capi in LANA >>

 

 

DIFENDERSI DAL FREDDO

Perdiamo calore in cinque modi:
• A causa del vento che sposta aria calda via dal corpo • A causa dell'evaporazione che assorbe calore dunque raffredda il corpo • Per il contatto con superfici fredde • Per la radiazione infrarossa (minima quantità di calore dispersa dal corpo) • A causa della respirazione (perdita di calore dalla bocca e dal naso).

I capi di abbigliamento per il freddo hanno funzionalità molto precise, singole o combinate: proteggere dal vento, riparare dalla pioggia e dalla neve, isolare termicamente, favorire la traspirazione.
PERCHÉ VESTIRSI A STRATI >>

I PRINCIPALI FATTORI FISIOLOGICI CHE INFLUENZANO
LA SENSAZIONE DI CALDO/FREDDO

Metabolismo: a riposo una persona genera 75–100 Watt di calore, che aumentano con l'intensità dell'attività fisica e in funzione di diversi fattori quali l’età, il peso e le condizioni psicofisiche.
Peso: una persona in sovrappeso è solita avere un metabolismo più lento dunque genera meno calore.
Età: il metabolismo è collegato all’età. Una persona anziana genera meno calore e pertanto avverte il freddo prima di una persona giovane.
Genere: le donne sentono in genere il freddo più degli uomini tanto che il valore standard di temperatura comfort per i saccoletto per la donna è di 5°C più elevato di quello dell’uomo.
Abitudine: buona parte degli abitanti del mondo occidentale vive in case/uffici dotate di riscaldamento, o aria condizionata e si sposta con vetture climatizzate. Questo stile di vita riduce l’abitudine del corpo alla sopportazione del freddo e del caldo.
Esperienza: l’esperienza e la familiarità con l’abbigliamento che si usa all’aria aperta aiutano ad ottenere da questo le massime prestazioni. Un principiante avvertirà generalmente un maggiore disagio e più freddo di una persona esperta.
L'assunzione di alcool procura una sensazione di calore solo iniziale, al suo svanire si avverte più freddo di prima.

Il WIND CHILL FACTOR
è la
diminuzione della temperatura della pelle esposta al vento a parità di temperatura atmosferica e umidità.


 

Per esempio a 0°, con vento a 20Km/h (a 10m di altitudine) percepiamo circa -10° sulla pelle.
È quindi evidente che lo strato esterno del nostro abbigliamento invernale da montagna deve prima di tutto proteggere dal vento e dalla pioggia.


Per quanto riguarda lo strato medio (spesso previsto anche come strato esterno) occorre scegliere tra capi realizzati con tessuti che non sono perfettamente impermeabili ma consentono una maggiore traspirabilità, non reggono a una pioggia battente (in fondo rara, d'inverno in montagna) ma in compenso consentono un migliore passaggio verso l'esterno dell'umidità da sudorazione e sono più o meno antivento a seconda dei materiali e delle tecniche usati nella loro costruzione.

Occorre allora verificare il grado di protezione dal vento (si misura in
CFM,) in rapporto al livello di traspirazione.
Infatti mentre il problema della traspirazione è stato risolto per gli strati inferiori (dove i tessuti sono oggi progettati per espellere rapidamente il sudore) per lo strato medio/esterno sono a disposizione molte possibilità e combinazioni.

Il CFM

Misurazione del grado di protezione dal vento; 0 CFM indica protezione 100%, va considerato in rapporto al livello di traspirazione.

Alcuni esempi

Gore WindStopper <2 cfm Massima protezione dal vento e ottima idrorepellenza un po' a discapito della traspirazione. Adatto al clima freddo.

DriClime Windshirt 3-5 cfm Resistenza al vento molto alta; ottimo come strato esterno in condizioni non estreme o come strato medio, in caso di pioggia. Traspirazione media.

Wind Pro 60 cfm Più protettivo del comune pile. Traspirante, eccellente come strato esterno in condizioni medie o come secondo strato in condizioni più severe.

Fleece 200 cfm Isolante ma non adatto a proteggere dal vento. Ottimo come strato intermedio.

 


LA SCELTA DELLE CALZATURE

Provate sempre le scarpe con un paio di calze adatte.
Stessa cosa vale per un eventuale sottopiede anatomico od ortopedico personalizzato sulla forma del vostro piede.
Quando si calzano le scarpe, perfettamente allacciate, occorre avere le dita del piede leggermente staccate dalla punta. Per verificare si deve riuscire ad infilare un dito dietro il tallone con la scarpa slacciata (e quindi non chiusa) e le dita che arrivano in punta.
Anche la precisione di calzata è molto importante. Se l'allacciatura non tiene il piede bloccato, la scarpa non sarà stabile sul piede stesso durante la camminata. Se la scarpa è troppo corta, le dita verranno schiacciate camminando in discesa; se troppo lunga il tallone scivolerà, comportando il rischio di vesciche. È importante anche scegliere attentamente numero e forma della calzatura, in modo che il piede sia ben fasciato e bloccato. Questo accorgimento non permetterà al piede di muoversi all'interno della scarpa evitando l'usura della fodera interna.
Una buona scelta necessita sempre di calma e pazienza.
Nella scelta non si può prescindere dalla forma del piede (a pianta larga o stretta, altezza del collo etc.) È molto importante usare calze idonee. Meglio delle vecchie calze a costine, quelle in spugna: a struttura differenziata (più spesse sotto il tallone e l’avampiede) estremamente morbide ed elastiche, fanno da “seconda pelle” riducendo notevolmente il rischio della formazione di vesciche. Quando la calza è più spessa fa da imbottitura e rende la scarpa (la pedula o lo scarpone) più confortevole.

A casa provate ancora le scarpe, senza sporcarle, se non siete soddisfatti siete ancora in tempo per tornare in negozio a sostituirle con un modello o misura più adatti.

Ricordate la MANUTENZIONE.


   

RONCO ALPINISMO s.n.c. - Corso Monte Grappa, 31 - Torino - e-mail info@roncoalpinismo.it

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